Il bacino idrografico del Fiume Alcantara è localizzato nella porzione centro settentrionale del versante orientale della Sicilia ed occupa una superficie complessiva di 550 km2 è uno dei principali fiumi siciliani per portata media d’acqua seconda a quella del Simeto. Parlando del fiume Alcantara si deve fare riferimento anche al bacino del fiume Flascio, antico affluente dell’Alcantara, le cui acque alimentano il Lago Gurrida, formatosi per sbarramento lavico visibile specialmente nei periodi invernali.

Le Gurne del fiume Alcantara

L’ Alcantara è un fiume dal percorso relativamente breve, 53 chilometri in totale,  che presenta un regime perenne grazie alle caratteristiche geologiche del territorio che consento alle acque sotterranee del versante etneo di affiorare e mescolarsi con quelle superficiali. Esso nasce lungo l’asse meridionale dei Monti Nebrodi per poi confluire verso sud, in Provincia di Catania, in direzione della città di Randazzo, dove il corso d’acqua impatta contro i contrafforti eruttivi del massiccio vulcanico dell’Etna, il quale fungendo da barriera, interrompono il naturale deflusso delle acque favorendo un brusco cambio di direzione dell’alveo del fiume stesso, che devia verso Est producendo un vero e proprio angolo retto. Da qui prosegue il proprio corso con l’edificio dell’Etna a sud e i rilievi dei Monti Nebrodi e Peloritani a nord a questo punto il percorso fluviale si incassa nella roccia basaltica, l’erosione prodotta dal costante deflusso delle acque ha portato alla formazione di profonde gole, marmitte fluviali, gurne (laghetti dalla forma rotondeggiante),strapiombi e pareti verticali costituite da prismi basaltici a morfologia esagonale, comunemente conosciuti come basalti colonnari che in taluni casi raggiungono e superano i 30 metri di altezza.  Il lavoro di erosione delle colate ad opera dell’acqua, nel suo scorrere plurimillenario, ha reso il percorso del fiume nel territorio di Castiglione di Sicilia, una vera e propria meraviglia della natura. Famosissime sono le gole dell’Alcantara meta di tantissimi escursionisti italiani e stranieri che presentano meravigliose pareti strapiombanti alte fino a 50 metri nei punti più stretti e dai 2 ai 5 metri in quelli più ampi. In località Fondaco Motta in contrada Larderia si trova la gola più imponente e famosa dell’Alcantara, lunga in totale più di 6 km, ma fruibile in modo agevole solo nei primi 3 km. Le colate di lava che caratterizzano l’alveo presentano principalmente una struttura afanitica ipocristallina, dove i cristalli non sono ben distinguibili ad occhio nudo bensì mediante l’analisi microscopica delle rocce che rendono famoso questo corso d’acqua. I flussi lavici in oggetto sono stati attribuiti a circa 300.000 anni fa, prodotti da eruzioni a carattere fissurale attraverso fessurazioni della crosta che hanno favorito la messa in posto della massa fusa e ad altre manifestazioni eruttive che hanno interessato il versante settentrionale dell’Etna, come le lave di contrada Melicocchita attribuite all’attività effusiva del cono eccentrico chiamato Monte Dolce, le cui propaggini più avanzate dei flussi lavici hanno raggiunto,colmato o ostruito parzialmente o totalmente, l’antico letto del fiume modificandone l’andamento, tutto questo fino ad 8.000 anni fa circa. Gli studi legati all’evoluzione del territorio presentano delle difficoltà non indifferenti, proprio a causa dell’attività erosiva dell’acqua, che rende difficile la ricostruzione dell’evoluzione geologica dell’area. Da Gaggi fino a Calatabiano, il fiume amplia il proprio alveo per poi tornare a restringersi in prossimità della foce presso la località balneare di San Marco, nel territorio del comune di Giardini Naxos, dove è presente il famoso ponte romano “Al qantarah” (il ponte ad arco), dal quale deriva il nome di questo corso d’acqua.

  • Il Parco fluviale dell’Alcantara è stato ufficialmente istituito nel 2001, mentre le Gole dell’Alcantara nel 2010 hanno ottenuto il riconoscimento europeo di Destinazione Europea di Eccellenza.

 

Scritto da Vincenzo Greco G.V. 

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