Il Monte Etna presenta una volume di circa 500 km³, è uno strato-vulcano alto circa 3329 mt (dato INGV del dicembre 2014) il più grande d’Europa e tra i vulcani più attivi al mondo. Occupa una superficie di circa 1600 km² con un asse maggiore esteso in direzione Nord-Sud lungo circa 60km, delimitato dai rilievi dei Monti Nebrodi e Peloritani a Nord e dalla piana alluvionale di Catania a Sud, che invece separa il vulcano dai Monti Iblei costituiti da antichi apparati di origine vulcanica, vantando un perimetro totale di circa 150 km. Dal punto di vista geodinamico l’Etna si trova in corrispondenza della zona di collisione continentale tra la placca Euro-Asiatica a nord e quella Africana a sud. La presenza di un vulcanismo di tipo basico in un sistema di collisione è riconducibile a sistemi di faglie distensive conosciute con il nome di Scarpata Ibleo-Maltese, che permettono al magma di risalire lungo la crosta fino a raggiungere la superficie. Le principali fessure di alimentazione del vulcano si sviluppano nelle parti alte dell’edificio, dove formano allineamenti di coni e dicchi orientati principalmente NNW-SSE,N-S e SW- NE. Nell’insieme, la geometria ed il senso di movimento della maggior parte delle strutture presenti, faglie o fratture eruttive, sono cinematicamente compatibili e mostrano una comune origine tettonica risultato dell’estensione regionale orientata WNW – ESE (Monaco et al,1997;2010).

La successione eruttiva del vulcano è stata suddivisa in diversi periodi, dai primi livelli Tholeiitici Basali, alle antiche manifestazioni dei centri alcalini antichi e del Trifoglietto, ognuno dei quali presenta sequenze attribuite all’attività di diversi centri, fino ai prodotti dell’Ellittico e del Mongibello recente. Attraverso i più recenti studi geologici è stato possibile distinguere cinque diverse fasi evolutive (Branca et al, 2004):

Guide Vulcanologiche Etna - Storia geologica dell'Etna - Fasi Evolutive

Fasi Evolutive

  1. Fase delle Tholeiiti Basali
  2. Fase delle Timpe
  3. Fase dei Centri eruttivi della Valle del Bove
  4. Fase strato- vulcano
  5. Mongibello Moderno 

1. Fase delle Tholeiiti Basali: le prime manifestazioni si fanno risalire a circa 500.000 anni fa. In passato l’area occupata oggi dall’edificio etneo presentava un vasto golfo in cui si verificarono le prime manifestazioni vulcaniche al di sotto del mare, con l’effusione di lave a pillows. I prodotti vulcanici relativi a questa attività sono visibili ad Aci Castello e Acitrezza. La rupe di Aci Castello per esempio è costituita proprio dall’’accumulo di lave a pillows. Successivamente  il costante sollevamento della Sicilia orientale, favorì  la scomparsa del golfo pre-etneo, che accoglieva adesso le prime manifestazione vulcaniche subaeree. Le più antiche e vaste colate laviche, sono state rilevate tra i territori di Adrano e Paternò, fino alla piana alluvionale del fiume Simeto, che ospita spettacolari formazioni di basalti colonari, esse presentano un’età stimata di 320.000 anni. L’attività eruttiva prevalente era a carattere fissurale o lineare (la lava non fuoriesce da un singolo cratere ma attraverso lunghe fenditure).

2. Fase delle Timpe: circa 220.000 anni fa l’attività eruttiva si sposta in corrispondenza della linea di costa nel settore Ionico, occupato dalle faglie normali a carattere distensivo, della Scarpata Ibleo – Maltese conosciute con il nome di Timpe. Le faglie delle Timpe costituiscono delle scarpate morfologiche che formano il tratto di costa che da Capo Mulini arriva ad  Acireale, esse sono orientate in direzione NNW-SSE. L’attività eruttiva prevalente di questi sistemi, anche in questo caso era a carattere effusivo lungo fratture lineari, mentre la composizione chimica di questi prodotti vulcanici sono rappresentati da lave di tipo basaltico-hawaiitico. Lo sviluppo delle colate ha portato alla formazione di un vulcano a scudo di piccole dimensioni la cui struttura è ancora riconoscibile fra Acireale e Moscarello. In questa fase si verificarono anche sporadiche eruzioni effusive lungo la porzione meridionale dell’edificio etneo risalenti a circa 170.000 anni fa. Successivamente circa 129.000 anni fa l’attività di tipo fissurale si sposta verso Ovest, interessando così l’area tra la Val Calanna e la Timpa di Moscarello fino a circa 110.000 anni fa.

3. Fase dei Centri eruttivi della Valle del Bove: Durante questa fase avviene un cambiamento ancor più radicale nei meccanismi di formazione e risalita magmatica, l’attività eruttiva si localizza  nell’area attualmente occupata dalla Valle del Bove. Lo stile eruttivo quindi cambia, si passa da un’attività di tipo fissurale, ad un’attività di tipo centrale (attività eruttiva localizzata ad un unico punto di emissione) anche a carattere esplosivo.  Proprio questo tipo di attività porterà alla formazione dei primi centri eruttivi, costituiti da veri e propri edifici poligenici (edifici vulcanici che si formano per l’accumulo di molteplici eruzioni, separate da periodi di quiete) denominati: Rocche, Tarderia e Trifoglietto, che rappresenta il più grande centro eruttivo di questa fase, raggiungendo un’altezza stimata di 2400 mt. Le successioni stratigrafiche presenti nella porzione Sud – Orientale e Nord – Orientale della Valle del Bove presentano enormi depositi di colate di fango (lahars) e di flussi piroclastici, segno evidente di violentemente fenomeni esplosivi che hanno caratterizzato l’attività di quest’ultimo edificio e degli altri centri eruttivi poligenici che si svilupperanno sui suoi fianchi chiamati : Monte Cerasa,Serra Giannicola,Salifizio, Vavalaci e Cuvigghiuni (fino a circa 65.000 anni fa).

Guide Vulcanologiche Etna - Storia geologica dell'Etna - Caldera dell'Ellittico

Storia geologica dell’Etna – Caldera dell’Ellittico

4. Fase Strato-vulcano: Questa fase ha avuto inizio circa 57.000 anni fa quando l’asse eruttivo migrò ulteriormente verso occidente dopo la fine dell’attività dei centri della Valle del Bove. Tale spostamento porterà alla crescita di un importante centro eruttivo, denominato vulcano Ellittico o Mongibello Antico, le cui colate laviche risultano essere costituite da fenocritalli (minerali visibili ad occhio nudo) di plagioclasio, olivina e pirosseno, apprezzabili lungo le pareti occidentale e settentrionali della Valle del Bove. I prodotti emessi da questo vulcano durante violentissime attività esplosive hanno portato alla formazione di colate piroclastiche e colate di fango (lahars), come testimoniano i depositi presenti lungo il versante sud occidentale dell’edificio etneo. Composizionalmente le lave emesse da questo apparato risultano essere le più differenziati dell’intera successione vulcanica di serie alcalina. L’attività dello stesso termina circa 15.000 anni fa dopo un’intensa fase eruttiva a carattere Pliniano e Sub – Pliniano che porterà alla formazione di una caldera dal diametro di 4 km. Tale edificio prima del collasso calderico raggiungeva un’altezza superiore ai 3800 mt. Gli affioramenti più apprezzabili sono visibili lungo le pareti della Valle del Bove a Serra delle Concazze, Pizzi Deneri e a Punta Lucia dove è fortemente evidente il limite che costituiva l’omonima caldera di collasso. Successivamente un nuovo centro eruttivo riempirà del tutto la depressione del vulcano Ellittico, fino al livello del Piano delle Concazze. Questo nuovo edificio prende il nome di Mongibello Recente (10.000 – 2.000 anni fa) caratterizzato  da fasi effusive alternate ad altre anche a carattere fortemente esplosivo, che porteranno alla formazione di un nuovo cono sommitale.

5. Mongibello Moderno (2.000 anni fa – giorni nostri): Come dimostrano le testimonianze storico – letterarie e archeologiche sebbene l’attività predominante del vulcano Mongibello sia di tipo effusivo, numerose eruzioni esplosive di notevole intensità hanno caratterizzato questa recente fase eruttiva.Tra le eruzioni più esplosive prodotte ricordiamo, quella del 122 a.C. Questa eruzione generò un collasso dell’area sommitale a cui è attribuibile la formazione di una nuova caldera chiamata Il Piano. Durante questo evento eruttivo, una notevole quantità di ceneri e lapilli aveva ricoperto il versante sud-orientale dell’edificio e secondo fonti storiche, a causa dei danni apportati alla popolazione, il senato Romano decise di esentare i cittadini catanesi dal pagamento delle tasse per 10 anni.

Guide Vulcanologiche Etna - Storia geologica dell'Etna - L’eruzione del 1669 raffigurata nel dipinto del pittore Giacinto Platania

L’eruzione del 1669 raffigurata nel dipinto del pittore Giacinto Platania

Un’altra eruzione molto significativa è quella del 1669  dei così detti Monti Rossi, conosciuto come l’evento più distruttivo di epoca storica che in quattro mesi produsse un campo lavico esteso 40 km2, che raggiunse una lunghezza massima di 17 km (Branca et alii,2013). Furono completamente distrutti 9 paesi e lambita la città di Catania che riuscì a contenere i flussi lavici grazie alle possenti mura che circondavano la città.

Colata lavica dell’Etna la notte del 26 marzo 2017

Ai giorni nostri l’attività eruttiva dell’Etna attuale, non si discosta molto dal recente passato, come già detto in precedenza, risulta essere prevalentemente di tipo effusivo, caratterizzata dall’emissione di colate di lava che fluiscono lungo i versanti del vulcano, anche se negli ultimi anni si sta assistendo ad una maggiore incidenza delle attività esplosive (come testimoniano le sempre più frequenti attività parossistiche). Nei periodi di quiete, il vulcano presenta una continua a persistente attività di degassamento dai crateri sommitali, alternata ad episodi di attività stromboliana che talvolta evolve in fenomeni parossistici (fontane di lava accompagnata dalla produzione di una colonna eruttiva ricca in cenere e lapilli).

Attività stormboliana al Cratere di Sud Est la notte del 27 aprile 2017

Il Rift di Nord Est, con i suoi numerosi crateri, relativi alle diverse eruzioni che si sono susseguite lungo questo versante.

Frequenti risultano essere anche le eruzioni laterali, molto più pericolose per i centri abitati, per la formazione di crateri avventizi, allineati lungo direttrici strutturali ben definite, come il famoso Rift- di Nord estI crateri avventizi così chiamati, perchè legati ad una singola eruzione direttamente collegata al sistema di alimentazione principale del vulcano.

Il cono di scorie di Monte Mojo.

 

Gli edifici non collegati ai condotti principali invece, vengono chiamati eccentrici, perchè presentano sistemi di alimentazione del tutto indipendenti, esempio : Monte Mojo

Cratere Centrale dell’Etna

L’area sommitale del nostro vulcano in passato ospitava un unico cono terminale, con un solo grande cratere principale. Dal 1911 alla base settentrionale dello stesso si creò per sprofondamento, un nuovo cratere, che prenderà il nome di Cratere di Nord Est (NEC- attuale cima del vulcano 3329 mt), stessa sorte subiranno la Voragine (VOR) all’interno del Cratere Centrale nel 1945 e la Bocca Nuova (BN) formatasi il 10 giugno del 1968, oggi inglobata all’interno della depressione craterica che costituisce l’attuale Cratere Centrale dell’Etna. Sul fianco Sud-orientale del cono, il 14 maggio del 1971 una nuova cavità esplosiva diede origine a quello che sarebbe diventato l’attuale Cratere di Sud Est (SEC). Tale cratere a partire dal 1998 iniziò a crescere eccezionalmente in altezza e volume, costruendo un vero e proprio cono sommitale alto circa 300 metri grazie all’accumulo del materiale eruttivo emesso durante le frequenti attività parossistiche che lo interessarono per tutto il 2000, 66 eventi  in tutto, dal 26 gennaio al 28 agosto 2000. L’Etna mantenne questa tipologia eruttiva fino al 17 luglio del 2001, data in cui avvenne l’ultimo di questi fenomeni, in concomitanza con l’inizio di una nuova eruzione laterale che interesserà il fianco meridionale del vulcano. L’ultima attività associata al vecchio cono del Cratere di Sud Est (SEC) è quella del  6-7 maggio 2007. Successivamente altri episodi interessarono il cratere, ma non più dalla sua sommità bensì da una depressione posta sul suo fianco orientale,le attività avvennero rispettivamente: il 4 settembre, il 23-24 novembre 2007 e 10 maggio 2008. Ciò è riconducibile ad una deviazione della porzione superficiale del condotto di risalita che alimentava il Cratere di Sud Est e che adesso alimenta un  nuovo pit – crater (cratere a pozzo) apparso per la prima volta con le sue emissioni di gas incandescenti, il 6 novembre del 2009 sul basso fianco nord-orientale del cono. Questa bocca soffiante dal diametro iniziale di soli 8 metri, che presto diventeranno molti di più, a causa dei continui collassi e assesti gravitativi, tra il 12 gennaio 2011 e il 16 dicembre 2013 fu sede di numerose attività parossistiche, che diedero vita ad un nuovo e voluminoso cono alto 280 metri ca, che venne ribattezzato Nuovo Cratere di Sud Est (NSEC).

Guide Vulcanologiche Etna - Storia geologica dell'Etna - Attuale disposizione e morfologia dei crateri

Foto scattata dall’NEC, che ritrae l’attuale disposizione e morfologia dei Crateri Sommitali

Valle del Bove vista da Serra Pirciata

La Valle del Bove

A partire da circa 10.000 anni fa, la porzione orientale del vulcano, occupata da successioni di antichi edifici vulcanici inattivi, già in parte collassati in seguito ad attività  fortemente esplosive (vedi Trifoglietto), venne interessata da una serie di grosse frane e fenomeni di smantellamento a carattere erosivo molto intensi che uniti all’attività tettonica dell’area, portando alla formazione dell’ampia depressione vulcano – tettonica chiamata Valle del Bove. L’erosione che ancora oggi interessa la valle, ha esumato gran parte della struttura interna sia dei centri eruttivi della Valle del Bove che del vulcano Ellittico. Essa è un’enorme conca a forma di ferro di cavallo, delimitata da Nord a Sud da una larghezza di circa 6 km e da una lunghezza di circa 7 km in direzione Est – Ovest. Costituita da pareti verticali alte anche 1 km, rappresenta un vero e proprio laboratorio naturale, costituito da spettacolari sequenze vulcaniche, fondamentali per ricostruire la storia evolutiva del vulcano e da meravigliose formazioni geologiche, più resistenti all’erosione, chiamate dicchi (intrusioni magmatiche che tagliano verticalmente le successioni stratigrafiche) che invece rappresentano antichi sistemi di alimentazione magmatica ed indicano l’orientamento degli assi di risalita che alimentano il sistema vulcanico etneo. Il disfacimento delle unità denominate del Trifoglietto, ha dato origine nella bassa porzione orientale dell’edificio vulcanico, ad un’estesa conoide alluvionale, costituita da depositi detritici, composti da ciottoli e blocchi vulcanici eterogenei immersi in una matrice sabbiosa nonché a tufi. Tali depositi dalla grandezza di centinaia di metri affiorano, tra gli abitati di Giarre e Riposto e sono localmente noti come “Chiancone“. Il fascino e la bellezza di questa valle alimentano ancora oggi la curiosità degli scienziati e di conseguenza le teorie sulla sua formazione.

Il carattere dell’Etna oggi
Cronologia delle attività eruttive recenti (2011-2017)

Foto scattata dall’orlo orientale del Cratere Centrale e ritrae il Vecchio (SEC) e il Nuovo Cratere di Sud Est (NSEC)

Foto scattata dall’orlo orientale del Cratere Centrale e ritrae il Vecchio (SEC) e il Nuovo Cratere di Sud Est (NSEC)

Dal 2006 al 2011 l’attività eruttiva dell’Etna è stata principalmente a carico del Cratere di Sud Est. Dopo il primo evento del gennaio 2011 sono avvenuti altri tre episodi parossistici rispettivamente il: 18 febbraio, il 10 aprile e il 12 maggio. Dopo una breve pausa, l’attività esplosiva riprese vigorosa il 9-19-25-30 luglio e poi anche il 5-6,12,20 e 29 agosto. Gli ultimi due eventi al Nuovo Cratere di SE, quello del 28 settembre e del 15 novembre 2011 risultano essere tra i più esplosivi della serie. Dal 11 luglio 2011 però si assiste anche al risveglio della Bocca Nuova, dopo 10 anni di quiete e di blande emissioni di cenere iniziate nel 2010, adesso produce una vivace attività stromboliana dal fondo craterico, che si ripresenterà il 2 luglio del 2012, con la formazione di un cono di scorie e di una colata intra-craterica. A partire dal 26 luglio l’attività si presentava a carattere episodico, l’ultimo dei quali è avvenuto fra il 2 e il 7 ottobre 2012. Tre mesi dopo l’ultimo evento che aveva interessato questo cratere nella notte fra il 9 e il 10 gennaio 2013 è iniziata una nuova e vivace attività stromboliana sempre all’interno della BN, conclusasi giorno 15. Per tutto il resto del mese di gennaio diversi episodi eruttivi interessarono sia la Bocca Nuova che il NSEC.

Solamente tre giorni dopo il violento parossismo che aveva interessato il NSEC (23 febbraio 2013), il 27 febbraio del 2013 si assiste ad un intensa attività stromboliana accompagnata da basse fontane di lava all’interno della BN e a sorpresa dal risveglio della Voragine, ferma dall’ottobre del 1999, che diede vita anch’essa ad una debole ma costante attività stromboliana, visibile anche nelle ore notturne dopo l’evento. Successivamente l’attività tornò a carico del NSEC che produsse altri 9 parossismi dal 28 febbraio 2013, al 27 aprile, ultimo evento della serie segnò l’inizio di un periodo di tregua, tra gli eventi più significativi si ricordano i parossismi : del 5-6 marzo, del 16 marzo, e del 20 aprile.

Nella mattina del 26 ottobre  entrarono in  scena simultaneamente il Cratere di NE (NEC), la Bocca Nuova (attraverso un’esplosione che diede origine ad un piccolo flusso piroclastico) ed il Nuovo Cratere di SE (NSEC), interessato dal 14° evento eruttivo della serie iniziata il 19 febbraio dello stesso anno. Un altro evento parossistico particolarmente importante risulta essere quello avvenuto il 23 novembre 2013 al NSEC, breve, ma tra i più violenti. Durante le attività come quest’ultima, le fontane di lava hanno superato il km di altezza, mentre le periodiche ricadute di cenere hanno causato non pochi disagi sul versante nord orientale e sud orientale del vulcano. In definitiva fra gennaio 2011 e dicembre 2013 sono avvenuti in tutto, 44 fenomeni parossistici, che hanno prodotto notevoli cambiamenti morfologici alla porzione sommitale del vulcano, con l’edificazione di un nuovo cono, l’accumulo di enormi depositi di scorie vetrose grossolane (contenenti xenoliti) e di un numero eccezionale di flussi lavici all’interno della Valle del Bove.

L’eccezionale evento franoso al NSEC

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Immagini della telecamera termica (dell’INGV posta a Monte Cagliato) relative alla frana che ha interessato la base nord orientale del Nuovo Cratere di Sud Est la mattina dell’11 febbraio 2014

Il mese di gennaio 2014 è scandito dalla ripresa dell’attività all’interno del NSEC con esplosioni  accompagnate da sbuffi di cenere. Nella sera del 22 gennaio una piccola colata comincia ad uscire da una bocca posta sull’alto fianco orientale del cono. Il giorno successivo un’altra bocca effusiva, ha fatto la sua comparsa, alimentando un nuovo flusso verso la parete occidentale della Valle del Bove. Questa attività rimase pressoché invariata fino al 28 gennaio 2014. A partire dal 29 gennaio le esplosioni iniziarono a diminuire, mentre l’attività effusiva dalla bocca posta alla base orientale del NSEC continuava senza sostanziali variazioni. I primi giorni del mese di febbraio sono scanditi da emissioni di cenere intermittenti accompagnate da getti di materiale piroclastico incandescente. Durante la notte del 10-11 febbraio è continuata a persistere l’attività eruttiva da due bocche poste all’interno dell’NSEC, mentre la lava è continuata ad uscire dalle bocche poste alla base orientale del cono. Durante le prime ore del mattino del 11 febbraio nella zona interessata dalle bocche effusive è stata emessa un’abbondante quantità di cenere che ha prodotti un denso flusso di detriti costituito da : gas,polveri,ceneri e frammenti caldi di rocce preesistenti, molto simile ad un flusso piroclastico, che ha rapidamente raggiunto la parete occidentale della Valle del Bove. Dall’interno della nicchia di distacco (zona del versante da cui ha avuto origine il crollo), veniva alimentato un nuovo flusso lavico. Sull’Etna altri flussi sono stati ripetutamente generati da violente interazioni esplosive tra colate di lava e neve in scioglimento, in particolare durante la serie di episodi parossistici del 2011-2013.

Coni di scorie relativi all’eruzione del 6 luglio – 10 agosto 2014, ripresi dal Cratere di Nord Est

Coni di scorie relativi all’eruzione del 6 luglio – 10 agosto 2014, ripresi dal Cratere di Nord Est

A partire dal 6 luglio 2014 invece ha avuto inizio un nuova eruzione laterale localizzata sull’alta parete occidentale della Valle del Bove (la stessa area era stata interessata da un evento eruttivo il 13 maggio del 2008), con l’apertura di una fessura eruttiva alla base orientale del cono del Cratere di NE. I flussi lavici non destarono particolari problemi in quanto l’attività rimase confinata nelle alte porzioni dell’edificio. L’evento si concluse il 10 agosto, con la ripresa dell’attività al NSEC con esplosioni stromboliane ed emissione di lava da una singola bocca posta sull’alto fianco orientale del cono del NSEC, a monte della nicchia di distacco formatasi l’11 febbraio 2014, questo episodio eruttivo si concluse durante la giornata del 15 agosto dello stesso anno mentre l’emissione della colata lavica è progressivamente diminuita nella notte tra il 15 e il 16 agosto.

 

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Emissioni di cenere dal cratere a pozzo formatosi il 25 novembre del 2015 sull’alto fianco orientale del NSEC, catturate il 20 luglio 2016 presso Rocca della Valle

Nel corso del mese di gennaio del 2015 l’attività era localizzata all’interno del cratere sommitale di Nord Est (NEC) con costanti emissioni di cenere e gas.  Nella notte tra l’11 e il 12 maggio però, ebbe inizio una nuova attività stromboliana in progressivo aumento all’NSEC che porterà alla formazione di un unico flusso lavico, alimentato da una bocca posta sotto l’orlo nord-orientale del cono, che si è riversato vero nord-est in direzione di Monte Ritmann e poi in direzione est, verso Monte Simone. Dopo aver superato Monte Simone, la colata si è espansa verso sud-est in due rami principali, uno dei quali si è arrestato a nord di Rocca Musarra, mentre l’altro si è espanso più ad ovest fino a raggiungere una distanza di oltre 5km da punto di emissione. Tra gli altri crateri quella che ha mostrato maggiori segni di inquietudine è stata la Voragine che a più riprese ha prodotto emissioni di cenere ed esplosioni a carattere stromboliano, che aumentarono di frequenza e intensità col passare del tempo fino a culminare con il violento parossismo, la notte del 3 dicembre 2015, con una sostenuta fontana di lava che ha raggiunto altezze di ben oltre 1 km e con getti incandescenti che hanno raggiunto altezze di 3 km sopra il cratere,seguirono altri 3 eventi rispettivamente il 4(mattina e sera) e il 5 (pomeriggio).

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Foto scattata la notte tra il 7-8 dicembre 2015 che ritrae l’attività stromboliana e i relativi flussi lavici associati

Dopo i quattro episodi parossistici avvenuti alla (VOR), l’attività eruttiva si presentò il 6 dicembre al Nuovo Cratere di SE (NSEC vedi foto) interessato da frane di materiale vecchio instabile, misto a frammenti più caldi, che diedero vita a piccole valanghe ardenti (molto simili a flussi piroclastici) che hanno percorso poche centinaia di metri in direzione dell’alta Valle del Bove. Durante la giornata si è assistito alla messa in posto di due flussi lavici, uno in direzione nord- orientale, l’altro ben alimentato avanzava verso est. Questo episodio di attività stromboliana ed effusiva è durato poco più di 48 ore, la mattina dell’8 dicembre si è concluso. Nel tardo pomeriggio si osserva ancora una debole attività stromboliana,associata ad emissioni di cenere molto fine dal Cratere di Nord Est.

 

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Foto scattata la mattina del 16 maggio sul cratere di nord est, poco ore prima dell’inizio dell’attività stromboliana

Dalla sera del 16 maggio 2016  l’NEC dopo essere stato interessato da un costante aumento dell’emissione di gas nei giorni precedenti, presentava una debole attività esplosiva all’interno del condotto evoluta in serata a causa del progressivo innalzamento della colonna magmatica, in attività stromboliana,con lancio di  frammenti e bombe incandescenti oltre l’orlo craterico e ricadute di materiale piroclastico sui fianchi del cono. Il 18 maggio si riattiva anche la Voragine che diede inizio ad un’attività parossistica con fontane alte 350 mt ca e ad un trabocco lavico dall’orlo occidentale della depressione craterica in corrispondenza della Bocca Nuova,alimentando un modesto flusso lavico sul versante occidentale del vulcano. Nei giorni successivi la (VOR) darà vita ad altri due eventi eruttivi rispettivamente il 19 e il 23 maggio.

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Panoramica relativa ai crateri sommitali, in modo particolare si noti come tutta l’area craterica sia stata colmata dai prodotti emessi dalla Voragine e il profondo collasso che incide il fianco meridionale dell’ NEC

Il 22 e il 23 maggio l’attività  è continuata anche al NEC da una bocca posta all’interno della grossa frattura che si era formata lungo il versante meridionale del cono in direzione della Voragine, durante gli episodi del 18-19, all’interno del quel era localizzata una continua a tratti intensa attività stromboliana fino alla notte del 23 maggio. I fenomeni si sono conclusi definitivamente con le ultime esplosioni stromboliane avvenute all’interno della VOR il 24 e la sera del 25 maggio 2016.

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Scatto che ritrae la bocca degassante formatasi il 7 agosto 2016 nella parete orientale interna della VOR (Cratere Centrale) il 14 agosto 2016

Il 7 agosto 2016 una nuova bocca larga circa 20-30 metri si apre sul fianco orientale interno della VOR, essa emette gas ad alta temperatura che la notte assumono la colorazione rossa. L’apertura di tale cratere non è stata accompagnata da nessuna attività esplosiva, l‘attività è rimasta sin dalla sua formazione, caratterizzata dall’emissione pulsante di boli di gas incandescente. Probabilmente l’apertura  della nuova bocca è stata favorita dai fenomeni di assestamento che hanno interessato il Cratere Centrale dell’Etna in risposta al raffreddamento e alle dinamiche strutturali dell’area.

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Foto del 2 gennaio 2017, che ritrae il medesimo cratere (creatosi il 7 agosto 2016) e le incandescenze visibili durante le ore notturne

Dopo le ultime attività che hanno interessato la VOR e l’NEC nel mese di maggio 2016,  il vulcano si avvia verso un lungo periodo di pausa durato 8 mesi  salvo sporadiche emissioni di cenere diluita dalla Bocca Nuova, fino al  20 gennaio 2017, quando piccoli sbuffi di cenere hanno iniziato ad interessare una bocca presente fra il vecchio SEC e il NSEC, che si era formata durante un singolo episodio eruttivo avvenuto il 31 gennaio – 2 febbraio 2015 e da allora era rimasta in quiescenza. Nella giornata del 24 gennaio l’attività aumentò di frequenza,  fino a quando nel pomeriggio del 27 febbraio, l’attività stromboliana si è rapidamente intensificata producendo un trabocco di lava che ha alimentato una colata che si è riversata sul fianco meridionale del cono, mentre i frammenti lavici lanciati dalle esplosioni raggiungevano i 200 mt. di altezza sopra la bocca, nella tarda serata dell’1 marzo l’attività gradualmente si concluse, la lunghezza massima raggiunta dal flusso lavico è stata di 1,2 km di distanza dalla bocca eruttiva.

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Foto scattata da Monte Frumento supino a circa 1,5 km a sud del NSEC, che ritrae il campo lavico emesso dall’attività che ha interessato la “bocca della sella” tra il 27 febbraio – 1 marzo del 2017 . Si noti la presenza di un nuovo cono piroclastico.

A cura di Vincenzo Greco
Fonti : INGV CT

 

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